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Antiche tracce di vita:

Storie di carrettieri,  carbonai, cacciatori della valle agordina

 

 Tratto dal libro di GIANNI DE VECCHI 

Il carro dalle robuste ruote , carico di sacchi di carbone da trasportare alla stazione di BRIBANO...

Albergo a la stanga

 

La storia

Siamo sulla strada che da Belluno porta verso Agordo , località La Stanga, lungo la valle del Cordevole nel cuore del Parco nazionale Dolomiti bellunesi dove si trova un ristorante storico, questo posto è stato un luogo di transito per moltissimi alpinisti e persone che conoscono bene questo locale.
Questo locale era già esistente fin dai primi dell’ottocento, La Stanga deriva dal fatto che un tempo c’era proprio una
STANGA di legno che divideva la strada e qui interrompeva il passaggio dei viandanti, pagavano un pedaggio e solamente chi trasportava le merci.
Già al tempo fungeva da ristoro per i viandanti e dava ospitalità anche agli animali, quindi era anche uno
STALLO , questi animali da traino trasportavano non solo le merci, ma erano importanti per il servizio postale che collegava Bribano con Agordo.
Con il passare degli anni, è diventato famoso ormai da quattro generazioni , gli attuali gestori sono
Patrizia e Luca, prima c’era la mamma Germana, prima ancora le zie Rosina e Maria e già a metà dell’ottocento c’era il papà Giuseppe Zanella, che commerciava non solo come ristoratore ma anche come alpinista, prolifico imprenditore dalle mille attività, a cui l''Agordino deve il giusto riconoscimento storico.              La Stanga è rimasta negli anni un punto di passaggio per chi attraversa la valle agordina all’interno del parco e all’interno delle Dolomiti ed è sempre rimasta un punto obbligatorio di fermata per chi passa da queste parti.

Le quattro generazioni di Bepi Zanella che nel giro degli anni, a cominciare dall' ottocento ai giorni nostri, hanno gestito l'Albergo "A LA STANGA" . 

Una testimonianza così racconta:
<< Conosciuti quasi tutti,
Domenico "Meno" che girava sempre con una palandrana nera, la Rosina e Maria, la Germana che aveva sempre qualcosa da darci, con Giorgio siamo andati a scuola insieme e ci facevamo delle partite interminabili di briscola seduti ad uno dei tavoli del larin mentre il fuoco ardeva e venivano su odori che ti facevano venire l'acquolina in bocca e ci mangiavamo qualche fetta di soppressa che la Germana o Ottaviano ci offrivano. Grazia era ancora una ragazzotta quando me ne sono andato dalla Stanga e Patrizia la ho conosciuta bene lo scorso anno quando ho fatto un rapido giro alla Stanga visto che quando sono andato via, lei era ancora piccolina. E ti dirò' che sono rimasto molto contento nel vedere come ancora quel posto sia cosi amato e ben tenuto.>>

L'albergo

Si trova più o meno a metà strada tra Agordo e Belluno ed era conosciuto per le specialità che venivano servite. LA STANGA era così conosciuta che le numerose associazioni e le altre allegre compagnie dovevano prenotare con largo anticipo i loro pranzi o cene specialmente nei fine settimana c’era sempre gente che si fermava a mangiare. Durante la prima guerra mondiale, nel periodo dell’invasione tedesca nel 1919-20, gestivano l’albergo le padrone ROSINA che aveva 47 anni e MARIA che ne aveva 34 con l’aiuto di altro personale, ad accogliere gli ospiti c’erano due splendidi cani San Bernardo. In quel periodo si assisteva a un notevole via vai di carrettieri, mentre successivamente a fermarsi erano soprattutto gli autisti di camion e per un certo periodo all’esterno dell’albergo funzionò anche un distributore di benzina.

 

MENEGHETO  (1891 - 1965) Il paronzìn era molto timido. La cantina era il suo regno.


La cucina
La cucina era famosa per alcune specialità: il risotto coi fegatini e quello con le rane, portate da gente di
LA MUDA, il capretto acquistato pure a LA MUDA e pelato da MENEGHETO, polenta e osèi allo spiedo, dovevano spennare anche 200 uccelli alla volta terminando talora tale lavoro ben oltre l’una di notte. Lo spiedo di polli, acquistati vivi a Bribano, il Baccalà arrivava con la corriera da Belluno, le trippe, che per pulirle bene si doveva lavorare a lungo e si andava a lavarle nell’acqua della VAL DE PIERO. A La stanga non venivano preparati ne serviti dolci, tranne il famoso
zabaione che ancor oggi, preparato e servito all'antica tradizionale maniera, è una delle rinomate specialità del ristorante a La Stanga.


MARIA, la paronzina che faceva di tutto, molto brava e gelosa delle sue ricette: cucinava tutto da sola sul larìn e sulla fornèla; veniva aiutata solo a preparare gli spiedi con gli uccelli e con i polli. ROSINA, la paròna, invece aveva, tra l’altro, il compito di affettare il salame, grattugiare il crèn acquistato a Canale d’Agordo ( le cui radici piccanti insaporiscono le carni lesse), messo in tavola con aceto e sale nelle creniere, doveva preparare il vino (c’erano 6 – 7 ettolitri nella stalla di CANDATEN e nella cantina a LA STANGA. In servizio nell’albergo c’erano 2 – 3 donne e uno stalliere, TONI, che morirà negli anni Trenta investito da un’auto per salvare il San Bernardo. A proposto del cavallo che era grande (mangiava tanto) e pesava 8 quintali, la paronzina diceva:
<<Lo teniamo perché sono stati i cavalli la nostra fortuna!>>.  La valle è quasi disabitata. Si incontra solo qualche casa sparsa, poi, dopo lo sbocco di Val di Piero, l’antica locanda de La Stanga (posta di cavalli), dove continua la tradizione di una meravigliosa cucina valligiana, tramandata dalle sorelle Zanella, queste due straordinarie donne, che qualche volta accoglievano l’ospite in malo modo: «No avón gnént ancói, andé magnàr in Àgort, che magné mejo!» Bastava conoscerle ed aver pazienza e si gustavano leccornie impareggiabili!

 

In primo piano ROSINA , a sinistra con la famosa lavagnetta su cui scriveva i conti coi gessetti e MARIA al centro, ritratte agli inizi del Novecento col personale di servizio in attesa di avviarsi verso la sala da pranzo. Sullo sfondo il LARIN. Non era stata ancora acquistata la cucina economica: si vedono infatti i treppiedi sotto ai quali, per la cottura delle carni, si mettevano le braci. 


La paronzina usava tanto burro, formaggio grana, sedano e lardo, che veniva pestato un bel po' sopra una zòca molto larga. Acquistava tutto il burro che veniva prodotto sul
VESCOVA’ nella malga, lo faceva poi mettere per la conservazione in cinque grandi vasi di terracotta con sopra qualche centimetro di acqua cambiata quasi ogni giorno.
Gli autisti si fermavano a bere il brodo e a mangiare le
POLPETTE preparate con la carne lessa. Per i salumi, le padrone tenevano appositamente ogni anno una vacca e due maiali. Avevano inoltre una quarantina di galline per le uova, una trentina di conigli d’angora dati dal conte Sailer di Livinallongo, alcuni caprioli e fagiani che tenevano all’interno di un recinto formato da una siepe di VIEGOL (maggiociondolo) e di piantine spinose; sfruttando l’acqua del RU’ DAL MOLIN, avevano poi le peschiere con le trote e le anatre.

 

Le padrone: MARIA davanti col cane San Bernardo e ROSINA a destra subito dietro il cane, assieme alle cameriere dell'albergo "A la Stanga" all'inizio degli anni '20 del Novecento. 


Le camere
Le camere non erano provviste né di luce (si usavano le candele) né di acqua corrente, in ognuna c’erano una brocca piena d’acqua e un lavandino di marmo con sotto un secchio, non c’erano servizi igienici, ciascuno degli ospiti aveva il suo
BOCAL per i bisogni corporali. Su per le scale c’erano i vater, dove l’acqua del vicino RU’ DA MOLIN correva sempre. Come carta igienica, si usavano le pagine del quotidiano -Il Gazzettino- opportunamente tagliate a pezzi poi infilati in un robusto uncino fissato al muro.


La cucina era dotata di pentole smaltate, di teglie, caliere, mestoli, secchi e altra attrezzatura di rame. Sul
LARIN era sempre appesa una pentola di 15 litri per avere in ogni momento l’acqua calda . Nella sala da pranzo c’erano tavole per un totale di 50 posti; se c’era gente in più, si allungavano le tavole mettendo dei ferri. Il vino e la grappa venivano serviti nelle caratteristiche misure di vetro: da litro per il vino, da
cuchét (un deciletro) per la grappa. Il bancone del bar col marmo sopra, era stato fatto da un falegname di Bribano.

Dicembre 1943. Nell'albergo "a La Stanga" pranzo di Santa Barbara per i dipendenti della SADE e delle imprese costruttrici della centrale e del villaggio. Particolare interessante: l'illuminazione è ancora a gas prodotto dal carburo (acetilene).


 
La lissia
La Lissia si faceva una volta ogni due mesi in un’apposita casetta: ci voleva tutta una settimana. Occorevano una ventina di secchie d’acqua, che si andavano a prendere a mano nel ruscello della
VAL DE PIERO. Oltre a tutto il resto, bisognava lavare ogni volta 70 – 80 tovaglie (alcune erano da 12 persone, di lino, a fiori), parecchi asciugamani di lino, 500 tovaglioli e d’Estate anche 30 – 40 lenzuola.
 

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 © Cassol Luciano tutti i diritti sono riservati