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LA NANA TRONA

Cammindano nella storia...

 I boce de nà olta erano alquanto dispettosi e anche un po' monelli (per non dire altro) e si divertivano a fare gli scherzi e prendere in giro certe persone anziane che data l’età avanzata e le troppe sofferenze della vita non avevano la forza di reagire in maniera adeguata. Era più forte di loro e non riuscivano a farne a meno, e questo succedeva anche nel nostro comune di San Gregorio nelle Alpi negli anni passati fino a non molto tempo fa.

Una di questi bersagli (ma ce n’erano diversi altri) era una povera vecchietta che viveva sola in quel di CORT, in una casetta che proprio sul retro era fiancheggiata dalla strada che correva al livello del primo piano. Dovevi per forza passare di là, per ragioni viarie non per cattiveria. Allora le strade erano bianche di giara, non che obbligatoriamente dovevi prendere dei sassi e lanciarli sui cop, no per forza no, ma per piacere si. Tòc Tòc Tòc e quella vecchietta usciva di corsa imprecando e minacciando mentre i giovinastri di turno si sottraevano alle sue ire funeste gridando

Pèrla Pèrla Pèrla!

Chi era? La poveretta viveva sola, nella cucina aveva il codolà e in mezzo a questo, rasoterra, un focolare. Lei si scaldava su uno sgabello posto vicino, in quel rigiro di aria che entrava dalla porta e di fumo che usciva dalla stessa porta.

Per la strada o in piazza la Giovanna, sempre di nero vestita, fazzoletto in testa e scialle con le frange sulle spalle, còtole nere lunghe fino ai pié,  andamento dimesso, mani tremolanti, passo lento e strascicato, colpiva la nostra attenzione, sempre da sola. Chi ela?  la Nana, la Nana chi?  la Nana Tròna da Saltoi. E così per tutti noi bociasse la signora Giovanna Argenta diventò la Nana Tròna. Sentendosi poco rispettata nella sua dignità, un bel giorno andò dal parroco e gli riferì che la prendevano in giro.  Ma cosa ti dicono?  Pèrla Pèrla Pèrla!    ma perché Pèrla?      Parché al so òn el ghe disea sempre “te se bela come na pèrla!”    e fu lei stessa a schernirsi mentre il parroco  la osservava con un sorriso bonario.

In realtà a tenerla a  battesimo erano stati i bociasse della generazione precedente, che avevano anche trovato il modo di divertirsi alle sue spalle con una vibrante serie di Tr tr tr tr tr tr!  gridati  in coro quando si profilava all'orizzonte, anzi quando passava per Saltoi, era un bel gioco far scorrere un bastone sulla rete dell'orto e rinforzare con quel rumore naturale il coro di         Tr tr tr tr tr!  A volte sull’uscio comparivano tutte e due, perché la Nana viveva con la Maria sorella nubile. Erano le Tròne.

 Poco distante abitava la Marieta Trèi (Dio Dio le morto me Mario, chi sarà che me bate la castagnara?). In mezzo Bepi Turo, di fronte uno schiocco sonoro: Ico il falegname, a lato  la Pina Rèda, Saltoi era così, una frazione che richiamava vibrazioni sonore: Tr tr tr tr tr!  Naturalmente non sapevamo niente della storia della Nana, è per noi consolatorio pensare che si sia abbandonata a Dio, aggrappata a Sant'Antonio che più volte avrà invocato passando davanti alla chiesetta frazionale. Ma abbandonata dagli uomini, non si sarà anche sentita abbandonata da Dio?

Come tutti gli altri, classe 1950 e dintorni, figli del secondo dopoguerra, per noi bòce quella vecchietta rattrappita nell'andatura, per noi era semplicemente la Trona, al pari dei bòce che ci avevano preceduto, all'atto dell'incontro si rinnovava il saluto: Tr tr tr tr tr con quanto fiato aveva in gola. Tremendi eravamo e anche un pò vigliacchi a rischio zero. Vuoi mettere le nostre gambe con le sue? Lei accennava un gesto di difesa alzando il braccio con la palma destra ben distesa come a dire

Ve là ve là bociasse…

Non era una maledizione, era un'abitudine ad accettare tutto e finiva per accettare anche quelle nostre impertinenti prese in giro. La ricordano bene  la Trona, si avvicinava alla bottega con passi corti oscillante con la sporta di pelle intrecciata, entrava guardava se c'erano altri clienti, porgeva sul banco il buono dell’Eca con mano tremolante e con una certa fatica perché lei era piuttosto piccola ed il bancone invece alto e la Lina le preparava zucchero, caffè, olio e pasta, generi che lei sistemava nella sporta, poi si guardava attorno tirava fuori da qualche parte sot le còtole  una bottiglietta bianca e la porgeva alla Lina, come a dire speriamo che ci stia anche questa nel buono, che la riempiva di grappa e gliela ritornava, a questo punto il volto della Tròna si illuminava, era come se i suoi piedi freddi si fossero d'un colpo riscaldati, era la sua ancora, il suo appiglio,  la sua candela che accendeva ogni tanto per illuminare il vuoto del suo cuore. Ritirava con una mano tremante va ben chiusa la bottiglia e la faceva sparire sot le còtole, ringraziava, usciva e diventava un puntino  nero sempre più piccolo nella piazza del paese di San Gregorio, fino a sparire su per la riva verso casa.

Altro bersaglio sempre per la generazione di quegli anni, era Bruno. Lo si incrociava per strada, non erano necessari accordi preventivi, al momento dell'incontro che poteva essere rischioso all'unisono scattava il saluto di rito:                                                                                                                    Pùstero!  Pùstero!  Pùstero!       Pùtte Madòie!    Pùtte Madòie!   Pùtte Madoie!                                                                Solo che i bòce  di una volta dovevano essere lesti di gamba, perché Bruno, anche se rotondetto per via di un'accentuata pancetta, era piuttosto agile e inoltre era in grado di prolungare la mano con l'ausilio di un coltello del quale aveva fama di essere un'abile lanciatore.

*D. G.*

 Un elemento rimane comunque abbastanza certo: nei nostri giorni non si notano più questi atteggiamenti sconsiderati verso le persone anziane che hanno già i loro problemi!


 

 

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 © Cassol Luciano tutti i diritti sono riservati